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Google Adsense introduce gli annunci nativi: ecco i formati disponibili

Il Native Advertising sta cambiando il modo di fare pubblicità online e Google…muto? Tutt’altro. Nella giornata di ieri, sul blog di Adsense è stata annunciata l’introduzione di 3 nuovi formati pubblicitari nativi: In-feed, In-article e Matched content.

I nuovi formati nativi (nuovi per Adsense, si intende) possono essere utilizzati singolarmente o contemporaneamente e promettono di offrire:

  • Un’eccezionale user experience;
  • Un aspetto gradevole e coerente con il contesto all’interno del quale si inseriscono;
  • Un’estrema facilità di utilizzo e personalizzazione da parte dei publisher.

Per loro natura, i formati pubblicitari nativi assumono infatti la forma del contesto in cui sono inseriti, non interrompono la navigazione dell’utente e, al contrario dei formati display tradizionali, offrono contenuti rilevanti per l’utente.

Vediamo più nel dettaglio come funzionano i nuovi formati nativi di Google Adsense.

In-feed

L’In-feed è un annuncio pubblicitario che, come dice la parola stessa, si colloca nel feed dei contenuti di un sito. Proprio come i post sponsorizzati di Facebook, gli annunci In-feed appaiono nella lista degli articoli o dei prodotti presenti sulla pagina di un sito. Questi tipi di annunci possono essere personalizzati in maniera tale da riflettere i colori, la grafica e, più in generale, il look del proprio sito.

In-article

Gli annunci In-article sono costruiti in modo da permettere al publisher di piazzare della pubblicità tra un paragrafo e l’altro del proprio articolo in maniera naturale ed efficace.

Matched content

Questo formato pubblicitario è disponibile solo per i publisher che rispettano determinati requisiti legati al volume di traffico e al numero di pagine uniche. I matched content non sono altro che recommendation post collocati in fondo all’articolo che l’utente sta leggendo in quel momento e che promuovono contenuti a esso correlati. In questo modo, il publisher ha la possibilità non solo di aumentare le visualizzazioni di pagina e la durata della visita, ma anche di diminuire di conseguenza la frequenza di rimbalzo.

Noi corriamo a provarli, e voi? 🙂

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