Homelo chef consigliaIl curioso caso della campagna “Thanks 2016, it’s been weird” di Spotify

Il curioso caso della campagna “Thanks 2016, it’s been weird” di Spotify

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Un esempio chiaro e lampante di come i big data e il marketing dei numeri possano generare creatività, personalizzazioneawareness e coinvolgimento.

Tutto questo è la singolare campagna di fine anno con cui Spotify, la più celebre piattaforma di streaming musicale al mondo, ha voluto ringraziare i propri milioni di utenti in tutto il mondo per la fedeltà al brand.

L’iniziativa, chiamata “Thanks 2016, It’s been weird” (Grazie 2016, è stato strano) si basa su una serie di manifesti apparsi nelle più grandi città del mondo (dagli Stati Uniti alla Francia, dal Brasile all’Australia, per un totale di 14 Paesi) che mettono letteralmente in piazza le più bizzarre abitudini di ascolto degli utenti nell’ultimo anno.

Eh già, perché l’azienda svedese ha scelto l’offline per dimostrare ancora una volta la propria immediatezza e vicinanza agli utenti; più che i canali digitali, Spotify ha scelto il “vecchio” poster di carta per dialogare con i propri fan e intercettare un pubblico ancora più vasto. Originale e intelligente è stata anche la scelta dei luoghi in cui la campagna è stata distribuita: i manifesti campeggiano al centro delle piazze più affollate e al crocevia delle strade più trafficate, proprio per non restare inosservati e massimizzare la reach.

Ecco alcuni dei copy più esilaranti:

  • A te che hai ascoltato “Sorry” ben 42 volte il giorno di San Valentino, che cosa hai fatto?
  • Care 3,749 persone che avete ascoltato “It’s the End of the World as We Know It” il giorno del voto per la Brexit, tenete duro.
  • Ai 1.235 ragazzi che quest’anno hanno amato la playlist “Girls Night”, vi amiamo.
  • Alla persona di NoLIta (quartiere di Manhattan) che ha iniziato ad ascoltare canzoni di Natale a giugno, davvero canticchierai fino alla fine?

Geniali, vero?

 

Seth Farbman, Chief Marketing Officer di Spotify, ha dichiarato:

«Ci sono già stati alcuni dibattiti intorno al ruolo dei big data nella trasformazione della creatività in marketing; noi abbiamo capovolto questo pensiero, ponendo i dati alla base della comprensione degli interessi dei nostri utenti e dunque delle nostre azioni di marketing».

…e possiamo dire che ci siete riusciti bene!

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